Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

photo 05-10-13 16 46 02UN PROGETTO DI UMANIZZAZIONE

di Mariapia Bobbioni

 

 

E' significante che questa biennale si intitoli “Il palazzo enciclopedico”; si sa bene che è stato citato un gesto dell'artista italo-americano Marino Auriti che nel 1955 depositava presso l'ufficio brevetti degli Stati Uniti il progetto per il suo palazzo enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell'umanità, offrendo le scoperte più importanti.

Il curatore, Massimo Gioni, ha mostrato la sua finezza di pensiero e l'importante restituzione del concetto di sapere, di conoscenza in un'epoca in cui sembrano riassorbiti dall'eccesso di reale, dall'anestesia di sentimenti attraverso un certo “modo” del virtuale e dell'onnipotenza.

La molteplicità etnica rappresentata dagli 88 Paesi ha suggerito spazio per una lettura preziosa che si potrebbe così articolare:

un filo rosso si muove tra le vicende della spiritualità e l'inevitabile incontro con la sofferenza e veloce raggiunge mirabilmente la comprensione del corpo e del suo tragico.

Infine, la restituzione di ambienti come oggetti della memoria e architetture immaginifiche che seguono la nostalgia per un mondo umano.

L'arte si esprime permettendosi l'inconscio, ovvero considerando questa dimensione dell'uomo come ancora possibile, malgrado la società attuale si sforzi di eliminarlo riducendolo a patologia da correggere.

In questa Biennale la psicanalisi è linguaggio di cultura, come si evidenzia in differenti autori: “Libro Rosso” di Jung, i cui segni e colori raccontano anche la sofferenza restituendole il giusto valore; come pure Augustine Lesage che trasforma le sue voci interiori in tratti segnici, fitti come un ricamo, che richiamano alla mente architetture fantastiche o stratificazioni geologiche; l'incontro con un corpo scarnificato, ma anche per paradosso adornato, è proposto da Pawel Althamer attraverso sculture realizzate con calchi in gesso e poi fusi in plastica e ricongiunti a corpi filiformi che suggeriscono, come dice l'autore, di “renderci conto che il corpo è solo un veicolo dell'anima; ed è una conquista importante”; il coraggio di dare valore agli avi e quindi di rendere vivi i nostri morti è di Linda Fregni Nagler. L'artista ha lavorato su centinaia di fotografie amatoriali e commerciali dell'800 e del primo '900, rappresentazioni di bimbi con le madri; è il ricordo di piccoli morti ma adornati e fotografati perchè se ne conservasse un tratto. Il ritratto, il volto come luogo dei sentimenti, come molteplicità soggettiva.

Ogni Paese, secondo il proprio stile, ha inteso il desiderio di aprire al sapere e alla soddisfazione e incidere un taglio di verità significante.

Forte marcatura per un orientamento etico, così poco ancorata, nella formazione di coloro chiamati alle responsabilità di ogni nazione, l'arte ci consente di pensare e ci restituisce l'amore per questo, spesso straziato dalla necessità feroce di un “fare” più volte inutile.

photo 25-09-13 17 08 12photo 25-09-13 17 08 07